
Una dopo l'altra, una sopra l'altra le parole scrivono sul buio di una notte perfetta. Il vino ci mette il suo colore, ma è tutto così lucido.
Oggi c'è il sole, ma io mi sento morire dentro.
Tu sei lì a fare i tuoi conti, i tuoi bilanci
e arriva sempre una mano nuova a stravolgere tutto.
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Ve le ricordate le feste alle elementari? Quelle che la maestra qualche giorno prima diceva "sabato facciamo una festicciola qui in classe" che fosse per festeggiare il carnevale o per salutarsi prima delle vacanze. Quelle per cui le mamme in-cucina-modestamente-sono un genio (grazie al cazzo, solo quello fai nella vita) stavano sveglie la notte, e il giorno della festa non si accontentavano di lasciare i dolci sulla cattedra e scappare, ma aprivano i pacchetti lentantemente, come a voler esibire con orgoglio il loro ciambellone col buco perfetto. C'era chi arrivava con le pizzette del forno, acclamatissime sempre. Chi tirava fuori dalla busta la crostata con sotto l'alluminio, quella che un po' sa di cipria ma un po' ti piace perché si incolla alle pareti dello stomaco e crea assuefazione. Poi c'era la cocacola, mai più di una bottiglia. Il resto era cola-cola, dizzy cola, frizzy cola, one o one. E le patatine. Quelle che ognuno prendeva con una manata e infilava nel bicchiere di plastica per portarsele in giro. Le patatine per fortuna non cambiano, aggiungono aromi e gusti, ma l'essenza non si tocca. C'erano le fonzies, gli Yonkers, le dxies al mais, quelle bucherellate a cuore (come si chiamavano?) e ovviamente le Puffs al formaggio. Succedeva però che tra le ciotole spuntava qualcosa di strano. Piccoli petali di cereali, ciambelline al miele o riso soffiato. Sì cazzo eran proprio cereali. Cocopops, cheerios o Rice Crispies. Non ditemi che non vi è mai capitato. Ora la domanda è: ma cosa scatta nell'apparato cerebrale di un genitore per commettere un gesto simile? Ma dico, come puoi umiliare così tuo figlio? I cereali? It's a mad, cruel world.

Ci sono molti modi è la canzone che in quei mesi ha disinfettato una pelle, la mia, imbevuta di un dolore nero e immondo. Mi ha salvata ripetendo placida "torneremo a scorrere, torneremo a scorrere". Ricominceremo a vivere, pensavo.
Oggi Manuel mi sorprende e nella versione inglese traduce quella speranza in un dolce "we will love again".
Sì, mi piace. We will love again.
(Manuel Agnelli*Afterhours - Ci sono molti modi /There's many way)