sweet cAMee venerdì, 31 marzo 2006
commenti (27) / tag:
Quando mi dicono che sono una ragazza molto dolce penso maledizione, devo smettere di mangiare certa roba.

Quando mi dicono che sono una ragazza molto dolce penso maledizione, devo smettere di mangiare certa roba.

Che non sono i fiori, nemmeno quelli di pesco. Che non è l'aria frizzante, né il sole che si scalda piano. Non sono i germogli che si insinuano nelle crepe sottili dei muri stanchi, né il ciel sereno che poggia i suoi drappi su una città che si sveglia dal lungo letargo. Non è nemmeno il sapore acerbo delle prime fragole. Sei tu. Sei tu a dirmi che la primavera è arrivata.
Il dolore dorme nel cappotto rosso, cucito stretto nella fodera.
Il passato arranca dietro, e lì lo lascio.
Il futuro mi aspetta. Davanti a me, solo lì, voglio guardare.
Sdraiata nel buio leggero la ragazza guarda la pancia muoversi al
ritmo del respiro. Poggia la mano, la destra, sulla pancia. Sceglie un
dito. L'indice sale lento e traccia una linea di pelle dall'ombelico
alla giugulare mentre lei, la ragazza, pensa che se avesse un bisturi
è lì che andrebbe fatto il taglio. Metallico e netto a recidere i dubbi della notte insieme a tutta quella carne nuda. Crudele e
improvviso, a spiegargli che lei il cuore glielo darebbe vivo in mano. Con il sangue, e il rosso sporco, e tutto il resto.
Alcune foto, lì a NY, le ho scattate con gli occhi di F.

I colori erano forti come il sole, da cui si cercava scampo sotto il ponte della ferrovia. L'odore era quello delicato del pesce fresco, quello carico e sensuale della frutta, il sapore era quello delle olive verdi, che ai tempi nessuno ci vedeva niente di male se un bambino pescava nel mucchio. E poi magari le mani sporche di salamoia le rituffavo in quello successivo dei dolci, che ve lo dico a fare. I colori certo erano diversi, lì. Ed il profumo, crescendo, cominciava a sapermi di donna. Ebbi infatti una fidanzatina, biondo scuro e labbra rosso biancaneve, i cui terribili papà e fratelli mangiafuoco avevano una di ste bancarelle di dolci, e passai un'estate da un lato all'altro della provincia, tra mercati, sagre e feste patronali, appresso ai dolci e a lei. Ma un'estate delle nostre, una di quelle che durano quattro mesi. E quindi vi prego. Queste mele tutte uguali, queste arance laccate di cera. Non fatemele guardare.
oggi
luglio 2009
giugno 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
marzo 2008
gennaio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
ci sono molti modi
un modo che non cè
un modo creativo
un modo cubano
un modo di links
un modo fotografico
un modo letterario
un modo newyorkese
un modo parigino
2+2=5
a video spento
antisanti
dead orchestra
disappunto
giornalisticamente
gracer
grazie, davvero
hating line
la franci
le mani sul cuore
mareecioccolata
matteo
may
nuvole e lenzuola
opinioni di un clown
paps46
pensieri di carta
postaccio
pura vita
railster
solo_in_linea
spineless
the blog observer
triste mondo malato
tuttalavita
visitato *loading* volte
