la metamorfosi cAMee venerdì, 28 aprile 2006
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Ho deciso. Da oggi sono ufficialmente un gatto.
graphic: Fabrizio Caperna
Ho deciso. Da oggi sono ufficialmente un gatto.
graphic: Fabrizio Caperna
È tutto nel giorno in cui capisci che sopravviverai. L'istante immobile in cui ti rendi conto che la persona che ami è morta ma tu non puoi morire anche se ti piacerebbe. E inizi ad annusarti le mani e le braccia e capisci che non sei morto, e che non puzzi di morto e che le mani stringono ancora e grattano per risalire e le gambe zoppicano ma non cedono e lo stomaco brucia ma non si lacera e gli occhi e le palpebre si aprono e si chiudono e sbattono per non vedere solo buio, per far entrare luce.
Cazzo, sopravviverò. Un pensiero inaccettabile quasi come la morte di chi ami. Perentorio, drastico, irrefutabile. Come? Sopravviverò?
Sopravvi
vivrai.
Inizia la risalita. A volte scivoli di nuovo giù. Alla fine butti unghie e denti forse, ma che ti piaccia o no, ne esci. Non meno vivo. Diverso.
Io vivo e scrivo. E oggi a un anno esatto dalla morte di Gio penso che non ci sarà nessun anniversario triste. Alcune cose non si cancellano, non ci sperate neppure. Ma non rivivono in giorni particolari. Tutti i giorni vivono, in una foto sgranata o in una nuvola più strana di altre: si fanno ora dolori, ora esperienze, ora colori tenui o lampi brillanti. Alcune cose non muoiono mai.
Un grazie speciale lo devo ad anna, e a ilaria.
La differenza tra uno scrittore e uno che semplicemente scrive sta negli occhi, nel modo di guardare le cose. Che a mettere due punti come direbbe un gigante sono buoni tutti.
È scrittore chi tira fuori la sofferenza da un passo che incede lento. Una storia atroce da uno sguardo spento. Uno scrittore mette i punti non per finire una frase, ma per fermare un momento.
E tu sei lì a pensare ora continua con la rima e invece lo scrittore osserva la corrente e scorre. Uno scrittore guarda il mare calmo e vede tempesta. Ha infinite guerre nella sua testa. Ma sono tutte battaglie leali, in trincea virgolette contro caporali. Nel frattempo ha ripreso la rima. Poi si scorda e si concentra sui segni di interpunzione. Con essi disegna crocicchi e persone. Ascolta le virgole discutere di politica con un indeciso punto e virgola. Che poi o sei un punto o sei una virgola che diamine. Uno scrittore se c'ha un pezzo di cielo non dice che bello. Apre gli occhi, e ci scappa dentro.

I colori che pensi saranno eterni e invece poi sbiadiscono presto. Come un rossetto di marca scadente o una qualsiasi smarties lasciata a sciogliersi sulla lingua. I colori che stingono e macchiano il resto. Che contagiano, il resto. I colori quelli che non ce li hai e non ce li avrai mai. Non ti appartengono. Rassegnati. Sei il colore che non ho e non catturerò ma se ci fosse un metodo vorrei che fosse il mio. I colori che pensi di conoscerli già tutti e invece grazie a qualcuno che non sei tu scopri che ne esistono di nuovi, e bellissimi. Tipo il giallo del sentiero di mattoni o il verde fata dell'assenzio. E poi i colori quelli che col cazzo che se ne vanno. Non li cancella il tempo grazie a dio, e la candeggina manco.
foto: ilaria magliocchetti lombi. text: camee feat. afterhours - bianca.
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