tenendo conto dei seguenti fattori:
- sul lungotevere transitano migliaia di auto al giorno
- i writers di roma sono particolarmente ignoranti
- i piccioni di roma particolarmente molesti
quanto ci impiegherĂ il muro bianco bianco dell'Ara Pacis a diventare nero?
Io cosa faccio nella vita, qui non l’ho mai ufficialmente detto.
Io nella vita faccio la pubblicitĂ .
La pubblicità in Italia è una brutta cosa e io consiglio a tutti quelli che vogliono fare la pubblicità in Italia di non farla mai.
Io nello specifico sono una copywriter, che detto così suona figo. Il problema è che suona così figo che la maggior parte dei comuni mortali non sa cosa voglia dire. Quando qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita e io rispondo la copywriter, le reazione sono le seguenti:
1. Quelli che fanno la battuta con copri water (e non ci spreco manco una riga).
2. Chi mi guarda con gli occhi sgranati, mentre il suo cervello si mette in moto facendo un casino infernale e cercando tra tutte le parole inglesi di sua conoscenza qualcosa che assomigli alla cosa che ho detto io. Manco a dirlo, l’esito di questa ricerca è quasi sempre negativo.
3. Quelli che l’esito è positivo, ma vagli a spiegare che il copyright non c’entra niente con il copywriting.
4. Quelli che annuiscono e candidamente chiedono: cioè?
Al che mi tocca rispondere: cioè, scrivo i testi per le pubblicità . Che poi non è proprio così, io c’ho pure le idee cazzo però finisce sempre che dico “scrivo i testi per le pubblicità ”. Gli slogan? I motti? Tipo dove c’è barilla c’è casa? Alché io annuisco, e inizio a parlare del tempo.
Certe volte te n’accorgi, non c’è modo.
Puoi solo attendere. Che alcuni spigoli si smussino, per poi diventare innocui.
E se quegli spigoli intanto si conficcano nella carne? Sempre nello stesso punto?
Finisce che piangi. E qualcuno pensa siano capricci.
Finisce che ti impunti. E ti metti a indicare quello spigolo mille e mille volte, come se il calore dell’indice servisse a scioglierli.
E non arrivano scuse perché gli spigoli non chiedono scusa mai.
E io sono stanca stanca di sentirmi le lacrime dietro gli occhi sempre.
Ora. In questo preciso millimetrico istante, io sono infelice.
Vorrei una stanza, e una finestra chiusa e fuori il cielo come un tappo e dentro del tempo. Morbido e immobile.
Solo due parole: vaffanculo, Roma.