
Oggi volevo fare un post un po' stronzo, e allora mi sono messa a disegnare una cosa ad hoc. Solo quando ho finito mi sono resa conto che poteva essere scambiato per un post di merda.

A ponte milvio c’è un matto, uno dei tanti. È una schiena sempre nuda, d’inverno e d’estate, con sopra sottili e ramate cicatrici di sporco. Con le braccia alzate al cielo si scrolla di dosso la rabbia simulando un movimento strano, trema prima a destra e a sinistra, poi dritto. Si lava sempre nello stesso angolo, una passata di fazzoletto sotto l’ascella lurida e un sorso di vino tanto per gradire. A volte si rovescia il cartone di tavernello addosso, sempre parla a voce alta. Balbetta un dialetto unto di romano e trema, trema, miodio quanto trema il matto di Ponte Milvio. Non vuole soldi, insulta le persone, le spaventa.
E poi cucina, crea. È famoso per le sue sculture culinarie il matto, sculture che crea rifornendosi al mercato centometripiù in là e che mette in bella vista su una colonnina della luce al centro della piazza come la miglior mostra all’aperto mai allestita. Me ne ricordo due, in particolare. Una ricca fila di palline di riso, dei supplì da cuocere impastati di terriccio e acqua e la testa del pesce spada. Quella mandava a casa tutti. Era un enorme testa con annessa spada messa all’insù in mezzo alle cianfrusaglie, un altarino nauseabondo di mosche e scintillii d’argento difficile da dimenticare. Sembrava trafiggere il cielo.

Me lo ricordo come fosse ieri il giorno in cui ha posato le gommose sul tavolo. Gusto fragola, grandi e rotonde. Sapeva benissimo che non le avrei mangiate, eppure le ha messe lì con l'ostinazione di una mamma che ti vuol curare, e cazzo, trovatemi qualcosa di più ostinato al mondo di una mamma che ti vuol curare. Ha spostato un po' le tende, cambiato l'acqua ai fiori, smistato la posta. Ha iniziato a impararmi a memoria nonostante fossi una sconosciuta.
Si è presa in grembo una parola alla volta e tutte insieme perché non c'era tempo. Un urlo alla volta e tutti insieme perché non c'era compromesso.
Lei. Ha soffiato via il sole quando serviva neve. Ha aspettato e sperato con me. Ha grattato via il ghiaccio quando i germogli sotto spingevan per uscire. E non credo nessun grazie basterà mai. Né in mezzo ai chilometri né occhi negli occhi. Nessun grazie, basterà mai.
(foto: ilaria /http://www.fotolog.com/airali_bcn)
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Un'estate a tinte piatte, è quello che vorrei.
(cannes, giugno 2007)