Quando piove e non ti bagni c’è da preoccuparsi. Quando piove e non lo senti.
La nostra casa sarà bianca perlopiù e dalle tende passerà la luce. Ci sarà un frullatore perché quello ci fa sentire ricchi e a me piacerà stare sul divano, nell’angolo dove la piega diventa viva.
Mi sta bene addosso, la quotidianità. Tornare e sapere già di trovarlo disordinato nella stanza con un bacio pronto come una caramella da scartare, il computer acceso, i vestiti appallottolati sul letto. Chiudersi la porta alle spalle, litigare per finta sul film della sera mentre al buio mangiamo un gelato che è freddo, e puoi scommetterci, è cioccolato e pistacchio. Addormentarmi coi grattini in testa e quella frase che arriva sempre quando sto già dormendo, che mi spiazza ogni volta, a cui rispondo con gli occhi chiusi ma non con l’enfasi che vorrei. Svegliarmi ogni tanto per controllargli il respiro, guardarlo nei riflessi della notte argentina. Aprire gli occhi e salutarlo per poi rivederlo e giocare di nuovo e così via non c’è niente che io voglia cambiare.