
Non è la partenza. So che vai a stare bene, col mare tuo davanti che sempre accoglie chi ritorna. So che sarai felice, col sole caldo nelle radici. È ciò che si chiude che mi fa un po’ triste. Questi 5 anni che io t’ho visto sempre. Lezioni, ore buttate, ore sudate, ore a giocare. Sogni realizzati, delusioni, oro e fango. Risate quante?
È ciò che si chiude, che non sarà più, a farmi paura. E la distanza pure. Le amicizie non si perdono in mezzo ai chilometri me lo ripeto da ieri per non piangere me lo ripeto mordendomi il labbro e pensando a quel sole a quel mare a te che ti riprendi vita e tempo, che respiri al ritmo giusto che non è certo quello di roma e che scegli solo le cose importanti. Faccio che ci credo. Faccio che ti seguo sempre col pensiero mentre sei nella tua puglia occupato a esser felice. Che la vita sia meravigliosa con te, amico mio.

Io possederla non potrò mai. Troppo grande, troppo piena. Troppo immensa.
La prima sensazione stavolta è stata un malessere diffuso che s’è fatto all’improvviso inadeguatezza. Che cazzo ci facevo lì, io che non riconoscevo una strada, un colore. M’è venuto un mal di pancia. Che poi dovevo essere quella forte, l’esperta, io che la grande mela l’avevo già assaggiata ma invece ora mi stava mangiando. Poi piano piano ho cercato negli angoli al solito mio, e lì mi son salvata. Lo starbucks dentro casa, il mio negozio preferito, harlem, little italy in the bronx, il west village.
Quel signore, quel signore me lo ricordo. Mangiava qui da Amelia’s tutte le mattine, ho la foto a casa, è lui, non ha smesso. Oddio francesco mio, è lui.
E poi il Waverly Restaurant santo santo santo waverly. Ci avremo mangiato si e no tutte le sere. Aveva un menu che non finiva mai e un’atmosfera che una volta respirata non te la scordi per la vita. Il caposala gentile chissà come si chiama non gliel’abbiamo chiesto che veniva dall’India e dava ordini in spagnolo al resto del personale, messicano. I divanetti comodi, e quell'odore.
Mi manca così tanto che ieri in pizzeria ho sperato che il cameriere napoletano diventasse scuro a un tratto e si trasformasse nell'indiano gentile, e muovendo la testa mi chiedesse come al solito: coca-cola ma’am?