
Io possederla non potrò mai. Troppo grande, troppo piena. Troppo immensa.
La prima sensazione stavolta è stata un malessere diffuso che s’è fatto all’improvviso inadeguatezza. Che cazzo ci facevo lì, io che non riconoscevo una strada, un colore. M’è venuto un mal di pancia. Che poi dovevo essere quella forte, l’esperta, io che la grande mela l’avevo già assaggiata ma invece ora mi stava mangiando. Poi piano piano ho cercato negli angoli al solito mio, e lì mi son salvata. Lo starbucks dentro casa, il mio negozio preferito, harlem, little italy in the bronx, il west village.
Quel signore, quel signore me lo ricordo. Mangiava qui da Amelia’s tutte le mattine, ho la foto a casa, è lui, non ha smesso. Oddio francesco mio, è lui.
E poi il Waverly Restaurant santo santo santo waverly. Ci avremo mangiato si e no tutte le sere. Aveva un menu che non finiva mai e un’atmosfera che una volta respirata non te la scordi per la vita. Il caposala gentile chissà come si chiama non gliel’abbiamo chiesto che veniva dall’India e dava ordini in spagnolo al resto del personale, messicano. I divanetti comodi, e quell'odore.
Mi manca così tanto che ieri in pizzeria ho sperato che il cameriere napoletano diventasse scuro a un tratto e si trasformasse nell'indiano gentile, e muovendo la testa mi chiedesse come al solito: coca-cola ma’am?
Dammi 3 mesi e vedi che torno. Con occhi più preparati per guardarti meglio, puttana.
Dammi 3 mesi e vedi che ti prendo, ti giro intorno e giochiamo, bambina.
E già lo so che resterò intrappolata anche stavolta nelle tue reti, sirena del cazzo.
E io che pensavo che i posti non li sposti. Che qui ci sarei tornata, perché le uova scrambled erano imbattibili, ed era il posto più niuiorchese che avessi visto a new york, con le prese di corrente che se ci poggiavi il piede sopra morivi, e le ciambelle glassate sul bancone, e i camerieri portoricani con i baffi arricciati all'insù. Mi aveva colpito più di altri posti, il MoonDance. E ora me lo spostano, dopo più di 75 anni di attività nella Grande Mela se lo portano nel Wyoming, a La Barge, una ridente cittadina di 600 persone.
Ciao, MoonDance Diner. I'll miss you so.


Il dolore dorme nel cappotto rosso, cucito stretto nella fodera.
Il passato arranca dietro, e lì lo lascio.
Il futuro mi aspetta. Davanti a me, solo lì, voglio guardare.
Alcune foto, lì a NY, le ho scattate con gli occhi di F.
Oggi ho deciso che F. potrà scrivere, scarabocchiare, interpretare alcune mie foto tutte le volte che ne avrà voglia. Le racconterà a modo suo. Un modo così diverso eppure tanto vicino.
I colori erano forti come il sole, da cui si cercava scampo sotto il ponte della ferrovia. L'odore era quello delicato del pesce fresco, quello carico e sensuale della frutta, il sapore era quello delle olive verdi, che ai tempi nessuno ci vedeva niente di male se un bambino pescava nel mucchio. E poi magari le mani sporche di salamoia le rituffavo in quello successivo dei dolci, che ve lo dico a fare. I colori certo erano diversi, lì. Ed il profumo, crescendo, cominciava a sapermi di donna. Ebbi infatti una fidanzatina, biondo scuro e labbra rosso biancaneve, i cui terribili papà e fratelli mangiafuoco avevano una di ste bancarelle di dolci, e passai un'estate da un lato all'altro della provincia, tra mercati, sagre e feste patronali, appresso ai dolci e a lei. Ma un'estate delle nostre, una di quelle che durano quattro mesi. E quindi vi prego. Queste mele tutte uguali, queste arance laccate di cera. Non fatemele guardare.

Una dopo l'altra, una sopra l'altra le parole scrivono sul buio di una notte perfetta. Il vino ci mette il suo colore, ma è tutto così lucido.
Oggi c'è il sole, ma io mi sento morire dentro.
Tu sei lì a fare i tuoi conti, i tuoi bilanci
e arriva sempre una mano nuova a stravolgere tutto.
. 
– Ho preso le mie cose e sto camminando verso di te,
ma continuo sempre a sentire un muro.

Del treno nemmeno l'ombra.
Possono non passare per mesi o per anni, i treni.
Allora lei ha stretto a sé la sua borsa
la sua stazione
e, all'improvviso, è partita.